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Il Salotto di Babele: Giulio Ravizza e la storia di Igor V. Savitsky

Pubblicato il 30/10/2025

Ad ottobre abbiamo inaugurato su Instagram lo spazio de "Il Salotto di Babele"; con noi Giulio Ravizza, scrittore e pubblicitario, che ci ha parlato del suo libro "Anche se proibito" e ci ha fatto scoprire l'incredibile storia di Igor V. Savitsky. Un uomo che da solo riuscì nella folle impresa di salvare 80.000 opere di arte proibita, trasportate personalmente per giorni e giorni prima in treno e poi a piedi - e con non poche difficoltà dovute alla particolare tipologia di territorio e alla sua salute cagionevole - e nascoste alla fine del mondo, nel deserto del Karakalpakstan.

Igor, nato da famiglia dell’alta aristocrazia della Russia zarista, a soli quattro anni, con l'inizio della Rivoluzione d'ottobre, è costretto a lasciare la sua dacia in fiamme, per vivere a Mosca in clandestinità. Qui incontra l'amore della sua vita ma quando la ragazza viene condannata al confino, egli trova la sua unica ragione di esistere nella creazione di un museo delle avanguardie, una moderna arca dell'alleanza, da salvare a tutti i costi, con la speranza che possa riportare da lui la donna amata. 

Igor è un uomo fuori dal comune, magnetico, che viveva in pigiama e che in tanti descrivono come disconnesso dal suo corpo, al punto da non aver bisogno di dormire, da non sentire la fame, da riposare comodamente su un tavolo di legno all'interno del suo museo. Potremmo definirlo un eroe sui generis, lo Schindler delle avanguardie russe, un visionario che sfida il regime e il Realismo socialista, andando a bussare alla porta delle vedove dei pittori fucilati da Stalin per recuperare i loro quadri e diventando così il salvatore dell’arte censurata dell’Unione Sovietica. Il tutto pagando di tasca sua o con fondi statali ufficialmente destinati a ricerche archeologiche nella zona o con debiti che la sua successora alla guida del museo, Marinika Babanazarova, ha saldato negli anni successivi. 

"Anche se proibito" è un libro appassionante, una storia vera, più potente di qualsiasi fantasia, al punto che l'autore all'inizio del libro tiene a informarci che "i fatti assurdi sono veri, quelli ordinari sono inventati". 

La genesi del progetto ci ricorda che nelle storie ci si può imbattere per puro caso e che anzi sono spesso loro a trovare noi e non viceversa; Ravizza ci ha infatti raccontato che l’idea per questo libro è nata da un imprevisto di viaggio, quando per un overbooking di un volo di ritorno da Samarcanda si è ritrovato nello sconosciuto Karakalpakstan, nel cuore dell'Asia Centrale; qui si è imbattuto in un museo che credeva di scarso interesse e all'interno del quale ha invece trovato tesori di inestimabile valore. 

Ravizza parla di un'esperienza surreale: un edificio immenso, in mezzo al nulla, con una ragazza che accendeva e spegneva le luci sala per sala solo per lui, unico visitatore presente. Di fronte alle infinite opere di costruttivismo, astrattismo, futurismo, seconde in quantità e prestigio solo al MoMa di New York, lo scrittore ha sentito la necessità di saperne di più. La donna allora gli ha parlato di uno strano direttore, Igor Savitsky appunto e gli ha mostrato una foto di lui con i capelli per aria, in pigiama, a piedi nudi. 

In quel momento l'autore ha capito che aveva in mano una storia da raccontare. Ma non è stato così semplice. Ci sono voluti 13 anni e un lungo, difficile lavoro di ricerca delle fonti e studio affiancato da un team di esperti: psicologi, grafologi, archivisti, storici. L’autore infatti ha dovuto ricostruire parti oscure della vicenda reale per poi inserire degli elementi che fungessero da motori narrativi della storia, come appunto la storia d'amore di Igor e le sue visioni, utili tra l'altro a motivare alcune scelte altrimenti incomprensibili del protagonista.

Siamo state davvero felici di questo incontro perché la storia raccontata nel libro è troppo poco conosciuta e merita invece di essere diffusa il più possibile; ne vale la sopravvivenza del museo stesso e soprattutto la memoria di un uomo che da solo, con una determinazione folle e feroce e una "ostinata genialità" ha dato vita al "Louvre del deserto"; un museo che è ancora come Igor lo ha pensato e costruito perché nonostante le offerte di collezionisti da ogni parte del mondo, nessun quadro è stato venduto, ma è rimasto lì a ricordarci il valore della libertà dell'arte e della bellezza.