Elsa Morante, Grazia Deledda, Natalia Ginzburg, Oriana Fallaci, Alda Merini: ti vengono in mente altri nomi della letteratura italiana al femminile del Novecento?
Da un sondaggio che abbiamo lanciato sul nostro profilo Instagram i nomi citati sono stati davvero pochi e in moltissimi ci hanno confessato di non aver mai letto nulla delle nostre grandi scrittrici del Novecento, troppo spesso dimenticate anche dalla scuola e dai libri di testo.
Così abbiamo deciso di raccogliere in una serie di articoli alcune delle intellettuali, scrittrici, poetesse che hanno lasciato un’impronta importante nella produzione letteraria del secolo scorso.
Te le presentiamo un po' alla volta, in rigoroso ordine alfabetico, certi di lasciare comunque delle lacune in un mondo sommerso ricco di nomi che vale la pena recuperare, leggere e approfondire.

Sibilla Aleramo
Nacque con il nome di Rina Marta Felicina Faccio il 14 agosto 1876 ad Alessandria, in Piemonte. A 12 anni iniziò a lavorare nella fabbrica del padre e a maturare una nuova visione di sé e del mondo. La sua vita ne contiene molte altre, fatte di scelte dolorose (come quella di abbandonare il figlio e il marito che aveva dovuto sposare dopo uno stupro) e di nuove consapevolezze, con una sola costante: quella di coltivare in ogni modo e ad ogni costo la sua passione per la scrittura. La sua opera più famosa, Una donna, insieme ad altri titoli come Amo dunque sono e Un viaggio chiamato amore sono il primo passo per conoscere meglio la sua anima femminista e anticonformista.
Anna Banti
Nata a Firenze nel 1895, Anna Banti (pseudonimo di Lucia Lopresti) crebbe, anche grazie all’apertura mentale della sua famiglia, come un’intellettuale e artista libera e poliedrica; non solo scrittrice dunque, ma anche critica letteraria, teatrale e cinematografica, traduttrice e storica dell’arte. Tra le sue opere più importanti diverse raccolte di racconti e il suo capolavoro Artemisia; andato perduto insieme ad altri suoi manoscritti durante la Seconda Guerra Mondiale, il libro si trasformò, alla fine della stessa, in un romanzo prezioso, in cui la voce della pittrice seicentesca protagonista dell’opera si intreccia con quella dell’autrice, segnata dalle macerie fisiche e morali del conflitto.
Maria Bellonci
Nata a Roma, nel 1902 con il nome di Maria Villavecchia, sposò Goffredo Bellonci, giornalista e critico letterario, da cui prese il cognome. Padrona di casa di uno dei salotti letterari più animati del Dopoguerra, grande appassionata del Rinascimento, a lei e ai suoi amici intellettuali si deve l’invenzione del Premio Strega, che vinse postumo nel 1986 grazie al libro Rinascimento privato. Con la sua produzione letteraria ci ha regalato biografie straordinarie in cui storia e romanzo si mescolano per far rivivere il passato del nostro Paese e far conoscere la grandezza di alcune figure femminili e il loro peso nella storia.
Laudomia Bonanni
Nata a L’Aquila nel 1907, Laudomia Bonanni, paragonata da Montale al Joyce di Gente di Dublino, è stata Insegnante elementare, autrice di libri per l’infanzia, consulente del Tribunale dei Minori e autrice di romanzi e raccolte di novelle. Nel 1948 gli “Amici della domenica” del salotto Bellonci le attribuirono il premio per l'opera inedita Il fosso a cui segue l’anno dopo il Premio Bagutta, mai dato ad una donna. La sua scrittura affilata, ironica, mai banale, il suo stile asciutto e disincantato e i suoi personaggi controversi lasciano il segno e sono coerenti con la sua idea di libro che "deve essere come un sasso che si butta per colpire".
Brianna Carafa
Brianna Carafa nacque nel 1924 a Roma in una famiglia nobile e ricca di stimoli culturali. Si laureò in Architettura e poi in Psicoanalisi che rimase per tutta la vita la sua attività principale. Nel 1953 fondò, insieme allo psicanalista Mario Trevi e al fotografo Paolo di Paolo, «Montaggio», rivista di poesia e fotografia e iniziò a pubblicare le sue poesie dopo anni di scrittura privata per arrivare alla pubblicazione del romanzo La vita involontaria, candidato al Premio Strega nel 1975. Con la sua scrittura “chiara e ferma”, come la definì Italo Calvino, e la sua personalità eclettica ed emancipata è per noi uno dei nomi della letteratura del Novecento da recuperare assolutamente.
Camilla Cederna
Nata a Milano nel 1911, giornalista di moda e costume prima e di inchiesta poi, la sua figura fu al centro della storia del nostro Paese, con il racconto di fatti di cronaca come la Strage di Piazza Fontana ma anche di costume come la realtà della vita di tante donne del suo tempo. Fu tra i fondatori de ll’Europeo e scrisse a lungo per l’Espresso, dove tenne fino al 1976 la celebre rubrica di costume intitolata “Il lato debole”. Tra i molti suoi lavori ricordiamo Noi siamo le signore, Le pervestite, Maria Callas, Pinelli. Una finestra sulla strage e Giovanni Leone. La carriera di un presidente; quest’ultimo libro, vendette più di 700.000 copie, ebbe numerose riedizioni e fu decisivo nelle dimissioni del Capo dello Stato.
Fausta Cialente
Nata a Cagliari nel 1898, è stata scrittrice, traduttrice, redattrice radiofonica e giornalista militante e testimone attenta e lucida del suo tempo. Fin da piccola visse frequenti viaggi e trasferimenti dovuti al lavoro militare del padre che le lasciarono una sensazione di incompletezza e di non appartenenza. Dal 1921 al 1947 fu stabile in Egitto, dove scrisse il suo romanzo di esordio, Natalia, uscito nel 1930. Dopo un silenzio lungo decenni, Cialente torna a pubblicare romanzi fino alla vittoria del Premio Strega, nel 1976 con Le quattro ragazze Wieselberger per poi dedicarsi al lavoro di traduzione di opere importanti come Piccole Donne di Louisa May Alcott e Giro di vite di Henry James.
Alba de Céspedes
Scrittrice, poetessa, autrice di testi per il cinema, il teatro, la radio e la televisione, giornalista e intellettuale impegnata, Alba de Céspedes nacque a Roma nel 1911 dall’ambasciatore cubano in Italia Carlos Manuel de Cespedes y Quesada e dalla romana Laura Bertini Alessandrini. Gran parte della sua produzione ruota intorno ai temi della condizione femminile in rapporto con la società e l’educazione patriarcale del suo tempo. Dalla parte di Lei, Quaderno proibito, Prima e dopo sono solo alcuni dei titoli riscoperti negli ultimi anni, in Italia, come all’estero, e rappresentano delle letture imprescindibili e quanto mai attuali, nel panorama letterario del nostro Paese.
Elsa De Giorgi
Nata nel 1914, in una famiglia di antica aristocrazia provinciale, Elsa De Giorgi espresse il suo talento di artista poliedrica tanto nel cinema e nel teatro quanto in letteratura, circondandosi di figure come Anna Magnani, Carlo Levi, ma anche Maria Bellonci e Anna Banti - sue testimoni di nozze - e ancora Italo Calvino – con il quale ebbe una relazione alla fine degli anni ’50 che raccontò nel 1992 nel suo libro Ho visto partire il tuo treno - e Pier Paolo Pasolini, che la volle in Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il suo esordio nel mondo della scrittura è segnato dal saggio Shakespeare e l'attore e dal romanzo I coetanei, che uscì con un'ammirata prefazione di Gaetano Salvemini per il suo modo unico di unire amarezza e ironia e di affrontare un tema come la Resistenza in un'opera che è difficile da descrivere ma che colpisce e convince ad ogni pagina.
Livia De Stefani
Livia De Stefani nacque a Palermo nel 1913 in una famiglia di ricchi proprietari terrieri e a soli 17 anni conobbe lo scultore Renato Signorini e subito lo sposò, trasferendosi con lui a Roma, dove trovò un ambiente intellettuale stimolante e aperto, lontanissimo dalla terra natia, protagonista di gran parte della sua produzione letteraria.
Il suo primo romanzo, La vigna dalle uve nere, risale al 1953 ed è ambientato in una cittadina siciliana da cui, come scrisse Carlo Levi nella prefazione, “ ogni partenza è fuga, ogni fuga è sacrilegio, tradimento, delitto mortale”. Scrisse raccolte di racconti e altri romanzi, fino al 1991, anno della sua morte, quando venne pubblicato La mafia alle mie spalle divenendo così la prima scrittrice, in Italia, a descrivere e denunciare il potere mafioso, i suoi codici e i suoi meccanismi.